Un gratuito chissà che…

Tratto da GiornaleMetropolitano.it del 3 novembre 2019

Tempo fa, tanto? Poco? Non saprei, comunque tempo fa accoglievamo i saldi con gran gioia. Tempo fa, se arrivava un omaggio o prodotti in liquidazione o scontati, era una microfesta. Se poi una ditta premiava l’affezionato consumatore con un omaggio, era un bell’avvenimento.

Ora è tristissimo leggere le infinite offerte che cascano addosso dalle mail dai manifesti, dai cartelli nei negozi. È tragicomico come innumerevoli marchi tributino manifestazioni di affetto ed attenzioni a perfetti sconosciuti, cui però danno del tu e cui si permettono comandi e incitamenti: vieni, compra non farti scappare. E vaghe minacce: ultimo giorno di sconti, iscriviti entro due ore, l’offerta scade fra due minuti…

Tutto ciò è molto triste: testimonia il declino economico, una certa disperazione nel vendere, che presume la stessa disperazione nel comprare, a dispetto della realtà che se i soldi non ci sono, anche un oggetto scontato diventa irraggiungibile. E poi, come si possono fare certi sconti ? Merce invenduta e pronta sennò al macero? Ricarichi astronomici per cui si può vendere a metà prezzo? O imbrogli, merce di seconda spacciata per prima scontata? Se poi mi danno un omaggio C se compro A e B, mi chiedo se riciclino i regali di Natale.

Personalmente, queste avances mi provocano un misto di tristezza compassione e allarme. Anche un po’ di fastidio: questi addetti alla comunicazione, e probabilmente laureati nella stessa cosiddetta scienza, che manuale seguono che incita a dare del tu e ad usare l’imperativo? Personalmente, preferirei mi scrivessero: “Gentile signora, speriamo le possa essere utile (piacevole, divertente, gradito) ciò che offriamo a metà prezzo, (un quarto, un decimo)…

Federica Mormando

psicoterapeuta e psichiatra