L’IA va manovrata con cura, da Italia Oggi

Salto tecnologico, rinascimento digitale, post-umanesimo. Gli esperti non sono concordi sulla definizione più appropriata da dare alla nostra epoca, ma è evidente che la pervasività delle tecnologie nella nostra società stia assumendo i contorni di una vera e propria rivoluzione. In grado di investire anche la geografia dei sentimenti se è vero che, come ormai acclarato, sempre più giovani si rivolgono all’intelligenza artificiale per chiedere consigli sulle proprie vite private. Federica Mormando, psichiatra milanese di lungo corso, agli effetti sulla mente dei giovani determinati dal ricorso all’Ia, ha dedicato un libro: «Intelligenza artificiale: una mente a contatto con la nostra» (edizioni Red!). Non risparmiando critiche a un sistema scolastico sempre più in crisi, dove l’investimento quantitativo in tecnologia è inversamente proporzionale alla qualità dell’insegnamento (e degli stessi insegnanti). Risultato? Si alimenta una cultura del «tutto e subito» che rende infelici e non aiuta più a elaborare il pensiero critico.

Domanda. Dottoressa, ormai per gli studenti fare ricerche storiche o scrivere testi scritti con l’aiuto di Chat Gpt è la normalità. Che insidie ci celano dietro questa abitudine?

Risposta. Penso che ricorrere a questi strumenti significhi rinunciare alla responsabilità, perdere il piacere di scrivere le proprie idee e affidarsi a un immaginario amico che si pensa ne sappia di più, togliendo intenzione alla propria fantasia e a se stessi. Poi c’è una questione legata alla dipendenza, considerato che il ricorso all’Ia è assimilabile al consumo di droghe. Dà risultato immediato ma effimero, quindi va subito rinnovato. Ma poi il piacere cala.

D. E che dire rispetto all’uso dell’Ia in età evolutiva?

R. Fino ai 5-6 anni l’apprendimento del mondo è globalmente sensoriale e le tecnologie sarebbero da proibire: tutto ciò che è video, ad esempio, inibisce la formazione della persona: gli input che derivano dagli schermi sono più veloci delle trasmissioni sinaptiche. Impediscono la formazione del pensiero, che è più lento. Certo, se ci fosse una formazione al pensiero critico (che a scuola però non c’è), l’uso mirato dell’Ia invece potrebbe andare bene.

D. Vuole dire che la scuola non fa il suo lavoro?

R. La scuola non forma più al pensiero complesso, sia a causa di una limitata preparazione degli insegnanti sia per l’eccessiva tendenza all’inclusione di studenti con bisogni speciali, che segna un livellamento verso il basso degli insegnamenti e diventa un vero tradimento nei confronti di tutti gli altri.

D. C’è poi, forse, un aspetto emotivo, legato all’umanizzazione dell’Ia, che può diventare a volte amico, o peggio ancora genitore, maestro di vita.

R. Favoriti dalla mancanza di dialogo e intimità con il mondo adulto, i ragazzi preferiscono rivolgersi a interlocutori sicuri che sanno mantenere i loro segreti. Per via della dipendenza, poi, il consulto non finisce mai. Qui sta il pericolo: si adegua il vissuto a quei consigli, spesso compiacenti, rinunciando alla propria personalità. Ma la responsabilità di tutto questo è in grande parte degli adulti. Compresa la scuola.

D. Che impatto avrà, invece, l’Ia sulla politica?

R. La mia più grande paura è quella che si stia coltivando terreno fertile per le dittature. Se abbiamo una maggioranza indebolita mentalmente, così come nelle relazioni affettive e intime, ridotta nell’empatia (perché ridotto è il funzionamento dei neuroni specchio, dal momento che anche i giochi di squadra si svolgono online, dove manca il contatto visivo e tattile con altri compagni), e intontita dal benessere, è alto il rischio che si affacci sulla scena un leader che si candida al potere assoluto, capace di parlare «alla pancia» e raccogliere consenso. Ci stiamo dirigendo a larghe falde verso questa cosa qui, di cui la cosiddetta cancel culture (che cancella in realtà solo il dialogo) è un indice.

D. Come ci si difende?

R. Scuole e famiglie dovrebbero approfondire le risposte che i giovani danno loro. La giornata è andata bene? Non accontentiamoci di un sì: approfondiamo. Cerchiamo di capire il motivo di certe sensazioni e arricchiamo il dialogo. Si mandano ragazzini a fare tanti sport che favoriscono Il pensiero binario, l’io o tu, su cui le società sportive contano per fidelizzare attraverso le gare. Nel mondo artistico, invece, l’ampiezza di significati è maggiore, supera le dicotomie. Altro suggerimento: addestriamo alla spiritualità. Portiamo i bambini in una chiesa, in un ambiente mistico, facciamogli annusare l’infinito. Si può fare anche solo guardando il cielo, attivando quel senso del mistero che la scienza e la tecnologia hanno molto ridotto, per dare la percezione di una dimensione che vada oltre il materiale. Aiuterebbe a ridimensionare il narcisismo e riattivare la speranza. E a capire che l’Ia, a differenza nostra, non ha paura della morte perché non muore. Per questo della spiritualità non gliene frega niente.

da Italia Oggi

Federica Mormando presenta

I TALENTI
L'INTELLIGENZA
IL PENSIERO

Giudizi pregiudizi, linee guida e limiti dei test

Sabato 15 novembre 2025
ore 17:00
Casa Armena
Piazza Velasca 4 (MM Missori)
Milano

Aperte le iscrizione a "Partire con il piede giusto - 4 seminari per chi si occupa di bambine e bambini da 0 a 6 anni"

Gli incontri si terranno presso la sede di Human Ingenium, via Bonaventura Cavalieri 8 (ultima traversa di via Turati prima di piazza Repubblica), nei giorni 13 e 27 novembre, con orario 10-12 e 13-15.

Lo scopo di questi seminari è dare spunti e informazioni corrette e sperimentate di cui chi si occupa di bambini possa usufruire, fornire mezzi pratici e teorici per accompagnarne la crescita. Saranno presentati materiali e linee guida, e una parte importante sarà dedicata alle esercitazioni

Ogni incontro sarà introdotto dalla dott.ssa Federica Mormando.